giovedì 5 gennaio 2012

Una Storia Bellissima

Va detto subitissimo che la storia non è mia, me l'ha raccontata un mio amico e mi ha fatto venire la pelle d'oca per la forte emozione. Ve la riporto così come mi è arrivata.

Mio Nonno 

Avevo circa 17... 18 anni... spe fammi fare due conti... si 18 e ricordo tutto alla perfezione... una delle poche cose che ricordo. A raccontarlo adesso, dopo 20 anni, non è niente di che, ma in quell'istante mi si bloccò tutto.
Parto da lontanino... non lontano, lontanino... per avvolgere tutto dal phatos.
Mio nonno aveva 80 e passa anni, era vecchio e stanco, amava sedersi davanti al caminetto e con il ferro stuzzicare le braci, passava così le giornate e la sera, dopo il film, se ne andava a letto. Tutte le sere così, tutti i giorni così, fin da quando mi ricordo di lui faceva così.
Un giorno dei tanti mio papà fece istallare una stufa nella sala e per un po' le braci si spostarono dal caminetto alla stufa, ma a mio nonno non piaceva, non aveva il controllo del fuoco, non poteva stuzzicarlo con il suo ferretto.
Mio nonno morì come tutti vorremmo che fosse, si alzò da letto, e si rimise a sedere... per sempre.
Fu mia nonna a dare l'allarme e in casa c'eravamo solo io e mio fratello.
Io appena maggiorenne, con già la testa nei xxxxxxxxxxx, presi subito la palla al balzo; chiamai l'ambulanza come farei adesso, con la freddezza distaccata dei xxxxxxxxxxx, mio nonno non era ancora morto: un infarto può durare anche svariati minuti e furono i più lunghi di sempre.
Non sapevo cosa fare e mia nonna e mio fratello, di certo, ne sapevano meno di me, anzi tra tutti e tre, accidenti al peggio...
Morì guardandoci... non era né sereno né dispiaciuto... non saprei cosa volessero dire quei grandi e vecchi occhi celesti, forse stavano chiedendo, chiedendo cosa stesse accadendo, non lo so.
Passarono un paio di giorni, i soliti di campagna fatti di viavai, di rosari, di preti, di suore, di gente che va e che viene e che dicevano quant'era bravo.
Nella poltrona, la poltrona che amava mio nonno, non ci stava più nessuno, fino a che non fu chiusa la casa alla gente.
Nel mettere a posto alcune cose, non so chi e non so con quale criterio, nella poltrona fu messo un grande orsacchiotto, che tutt'ora ho, ci gioca pure mia figlia.
Sono un solitario, un nottambulo e vado sempre a luci spente, difficilmente cammino di notte a luce accese, ma dal '92 ho cominciato ad accenderle, perché una notte, l'ultima delle scorribande al buio, in quella poltrona ho visto mio nonno.
Potrei affermarlo finché ho fiato in gola che per una frazione di secondo, un milionesimo, un niente, in quella poltrona c'era mio nonno. Suggestione? Stress? Non so...

1 commento: